Contro gli sprechi alimentari: il caso isolato di Autogrill

compost-709020_1280Ogni anno circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vanno sprecate in tutto il mondo (in Europa sono circa 100 milioni). Quasi la metà di tutta la frutta e verdura, un terzo del pesce, dei frutti di mare e dei cereali, il 20% di latticini e carne.

Il 30% della superficie terrestre coltivabile disponibile (pari a circa 1,4 miliardi di ettari) è utilizzato per crescere o allevare del cibo che viene poi sprecato. Un dato allarmante soprattuto se si considera che entro il 2050 la produzione alimentare dovrà aumentare di circa il 60% rispetto ai livelli del 2005 per soddisfare il bisogno crescente di cibo dato da una popolazione in continuo aumento.

La comunità europea promuove da anni una serie di suggerimenti per consumatori, agricoltori e catene della grande distribuzione al fine di ridurre il problema del food waste in ogni punto della filiera, dalla raccolta al consumo, dal trasporto alla vendita. I vantaggi di una gestione più efficiente della filiera alimentare sono infatti evidenti e comuni ai diversi attori coinvolti: meno sprechi significa meno costi e meno inquinamento.

Tuttavia, in Italia soprattuto, sembra che la grande distribuzione, così come il mondo della ristorazione, non recepisca pienamente i messaggi che arrivano da Bruxelles. Sono numerose le iniziative di beneficienza messe in piedi da diverse aziende al fine di donare la merce inutilizzata. Purtroppo però la soluzione a questo problema non può fermarsi a queste sporadiche iniziative,  va infatti affrontato in coro con fornitori e clienti, cooperando con i primi ed educando i secondi.

Un buon esempio arriva da Autogrill, multinazionale della ristorazione presente con 4000 punti vendita in aeroporti e autostrade di 30 paesi . L’azienda italiana ha infatti avviato una partnership triennale con l’agenzia per l’alimentazione e l’agricoltura delle nazioni unite (FAO) per minimizzare gli sprechi e le perdite alimentari. L’iniziativa punta a promuovere inoltre la vendita di prodotti provenienti da piccoli agricoltori operanti in paesi in via di sviluppo.

La multinazionale, tramite l’aiuto della FAO, mira da un lato a rilevare e ridurre sprechi alimentari lungo la propria supply chain rendendo la propria filiera di mercato più inclusiva, dall’altro a sensibilizzare la propria clientela sul tema del “food waste” fornendo materiale informativo nei suoi circa 4000 punti vendita.

Si tratta di un nuovo tipo di partnership tra pubblico e privato che, come ha affermato laDirettrice della Divisione infrastrutture rurali e industrie agricole della FAO, Eugenia Serova,  potrebbe diventare un modello per collaborazioni anche tra altre realtà.

Andrea Melazzini
per BWConsulenza

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...