I migliori casi di comunicazione green

plant-158798_640Il “green” è un trend. Non esiste nuovo esercizio commerciale o prodotto cui non sia affibbiato il termine bio/green/eco/naturale.

Il fenomeno del greenwashing è dilagante, in particolare in quelle realtà, quale quella italiana, dove la cultura della sostenibilità è arrivata in ritardo rispetto ad altre nazioni europee.

I consumatori sono confusi e non riescono a distinguere un prodotto realmente rispettoso dell’ambiente e delle persone da uno che si spaccia come tale ma che in realtà non lo è.

Le aziende veramente “green” quindi fanno fatica a trasmettere al consumatore finale le proprie credenziali.

Per un azienda è diventato necessario testimoniare fortemente e in maniera efficace il proprio committment in una missione che vada al di là della vendita del proprio prodotto. L’idea che va trasmessa è che comprare il prodotto offerto vuol dire salvare l’oceano, rispettare i diritti della comunità LGBT, ridurre lo spreco di cibo. Solo allora l’utente può identificarsi in quello che usa, quello che compra.

Nell’anno passato molte aziende, prevalentemente di grandi dimensioni, sembrano aver capito che questa è la strada da percorrere ed hanno creato campagne pubblicitarie innovative, toccanti, che le hanno innalzate a “paladine” della sostenibilità.

Eccone alcune:

This is Wholesome

immagine dal web
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La bufera imperversata su Barilla a Settembre dello scorso anno in seguito ai commenti del patron dell’azienda sul concetto di famiglia tradizionale è un esempio di quanto sia facile rovinare l’immagine di un brand. Al contrario di quanto Guido Barilla ha intenzione di fare, Honey maid, azienda statunitense, ha deciso di pubblicizzare i propri cereali rappresentando le famiglie americane in tutta la loro diversità, per colore della pelle e soprattutto per identità sessuale meritandosi una statuetta ai “Cannes Lions International Festival of Creativity”.

immagine dal web

Raw for the ocean
I milioni di dollari sono sicuramente necessari per aggiudicarsi la partecipazione di Pharrell Williams, molti meno ne servono invece per realizzare il bellissimo video che punta a sensibilizzare i consumatori sulla situazione degli oceani che l’essere umano ha reso pieni di spazzatura mettendo a rischio la vita nostra e degli animali. Il video pubblicizza i nuovi jeans di G-Star Raw che, seguendo un classico processo di “upcycling”, trasforma i rifiuti plastici presenti in mare in un capo d’abbigliamento alla moda.

legos
immagine dal web

Everything is not awsome
Merita una citazione anche la campagna di Greenpeace contro lo sfruttamento del sottosuolo artico da parte di Shell. Usando gli omini lego come protagonisti, il video dell’organizzazione ambientalista, con le sue quasi 7 milioni di visualizzazioni, non solo ha avuto il merito di tenere vivo il dibattito sul tema ma ha anche spinto il gruppo Lego a rompere la sua partnership con l’azienda petrolifera.

Inglorious food and vegetables

immagine dal web
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Quella che a mio avviso è la miglior campagna commerciale dell’anno arriva dalla Francia. La catena di supermercati “Intermarchè” ha deciso di risolvere il più che mai attuale e preoccupante tema dello spreco degli alimenti impedendo a frutti e ortaggi la cui forma non rispecchia la nostra idea di perfezione di venire scartati. Per incoraggiarne il consumo e permettere anche alle fasce di basso reddito di mangiare sano, gli alimenti “deformati” vengono venduti con uno sconto del 30% rispetto ai fratelli più “belli”.

Il tutto è stato pubblicizzato con un’intelligente e simpatica campagna pubblicitaria rinominata “Inglorious food and vegetables”.

 Andrea Melazzini
per BWConsulenza

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