Green Marketing: il 22 Maggio a Milano il Corso AISM – LCA, Strumenti alla Base del Green Marketing

prova3Con la crescita dell’attenzione alla sostenibilità ambientale, diventa sempre più importante essere in grado di veicolare efficacemente i valori green e di applicarli alla promozione di un prodotto o di un servizio.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario saper riconoscere le prestazioni ambientali di ciò che si intende promuovere.
Sono sempre di più, infatti, le aziende che incorrono in Green-washing venendo sanzionate da una perdita di fiducia da parte dei potenziali clienti.
Il Green Marketing, al contrario, fornisce ai consumatori informazioni verificabili sulla sostenibilità ambientale di un prodotto o servizio, svolgendo così il ruolo di ponte fra persone e aziende green oriented.
Il corso “Strumenti alla Base del Green Marketing“, organizzato da AISM Marketing School in collaborazione con il Dipartimento Green AISM, intende fornire tutte le informazioni per sviluppare una comunicazione corretta ed efficace.
Verranno fornite le principali nozioni sulle certificazioni ambientali più riconosciute (Ecolabel, Carbon Footprint, EPD, Water Footprint), spiegando in che maniera ottenerle. Inoltre, verrà approfondita la metodologia dell’Analisi del Ciclo di Vita (LCA).
Il corso si rivolge a imprenditori, responsabili R&D, responsabili ambiente, responsabili marketing, consulenti e professionisti.

La giornata di formazione sarà condotta dalla Dott.ssa Petra Scanferla, esperta in Scienze Ambientali.

Dopo la laurea in Scienze Ambientali e il Dottorato in Scienze e Tecnologie presso l’Università Cà Foscari, la Dott.ssa Scanferla lavora presso il Consorzio Venezia Ricerche dove ha approfondito numerosi ambiti legati alla sostenibilità: gestione delle acque reflue, emissioni, gestione rifiuti, valutazioni di rischio.
Collabora a diversi progetti sull’Analisi del Ciclo di vita finanziati dalla Commissione Europea ed è autrice di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche di livello nazionale e internazionale.

Maggiori dettagli sul corso alla pagina http://www.aism.org/index.php?option=com_content&view=article&id=892:formazione-green-marketing-strumenti-di-misurazione-del-green-marketing&catid=42:nazionali

Per iscriversi al corso, che si terrà mercoledì 22 maggio, occorre contattare la Segreteria AISM all’indirizzo info@aism.org

I nuovi parametri del benessere sostenibile

alberoIl PIL non è più il parametro giusto per misurare il benessere delle nazioni. Questa idea è stata per la prima volta espressa del terzo re del Bhutan, che negli anni settanta ha introdotto un nuovo indice: il “Gross National Happiness”, ovvero la Felicità interna lorda.
In questo paradigma la priorità non è la ricchezza economica, ma la qualità della vita. Basandosi su questo, il re del Bhutan ha intrapreso un percorso originale, accompagnando il suo Paese verso una progressiva apertura verso gli altri stati e una maggior e democrazia interna. Oggi, a tanti anni di distanza, questa teoria è stata ripresa anche dalla Comunità Internazionale. Da dieci anni a questa parte l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha indetto una serie di appuntamenti sull’argomento.
In un mondo dove le risorse sono sempre più sfruttate e con la prospettiva dell’aumento del tenore di vita (e dunque dei consumi) nelle economie emergenti, mettere in discussione il modello del PIL potrebbe essere una questione vitale.
Ma come si misura la felicità?
L’indice GNH prende in esame 7 diverse metriche:
- benessere economico (inclusa la distribuzione del reddito, che misura la presenza di forti disuguaglianze)
- benessere ambientale
- benessere fisico
- benessere mentale (misurando, per esempio, l’utilizzo di farmaci antidepressivi)
- benessere sul posto di lavoro
- benessere sociale
- benessere politico.
Partendo da queste metriche si può misurare il benessere in modo radicalmente diverso da come lo abbiamo tradizionalmente inteso. Con questo modello, Paesi sviluppati economicamente ma fortemente diseguali oppure con un sistema politico autoritario, vengono sorpassati da Paesi più poveri ma con una qualità della vita complessiva superiore.
Ma non finisce qui: alcuni studiosi propongono addirittura di applicare questa teoria ai modelli di business. In questa prospettiva, le compagnie verrebbero giudicate non dai profitti generati, ma dalla capacità di offrire servizi e benefici ai consumatori e alla comunità nella quale sono inserite. Alcune grandi aziende, come Puma e Zappos, stanno già incorporando nel proprio business model parametri di questo tipo. Persino Facebook ha adottato uno strumento che misura la felicità (o l’infelicità) di un Paese a partire dagli status dei suoi abitanti.
Segno che il percorso iniziato negli anni ’70 in un piccolo Paese asiatico sta lentamente, ma costantemente, alimentando un filone di pensiero che si concentra non solo sul piano materiale, ma sul benessere complessivo. Senza dimenticare, infine, che anche il rispetto dell’ambiente può fare la differenza.

ORTO BIAGIONE, l'orto della condivisione

Ribloggato da RICICLAMICHE:

Ieri, 14 aprile 2013, è partita l’avventura  del nostro orto condiviso, un orto che abbiamo sognato e pensato per tutto l’inverno a casa del nostro carissimo amico Giuseppe, grande sostenitore dell’agricoltura naturale ispirata a Masanobu Fukuoka:

  • NON ARARE
  • NON CONCIMARE
  • NON DISERBARE
  • NON POTARE

L’orto si trova in una piccola località, frazione del comune di Marsciano ( PG), vicino ad un piccolo campo sportivo e ad una scuola elementare.

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ottimo!

Food Sharing: un’associazione, un progetto, un’opportunità

Children eating hot cross bunsI Food Share è un’associazione che ha come mission la condivisione on line di cibo, il progetto parte da uno studio della FAO pubblicato nel 2011 sulla perdita e spreco di cibo a livello mondiale circa un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano – grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate – va perduto o sprecato.

Il programma I Food Share ha come obiettivo principale il recupero e la messa a disposizione di quantità di cibo in scadenza in piccole e grandi quantità proveniente sia da donatori privati che dalla grande distribuzione o dalle aziende agroalimentari. La piattaforma web può essere utilizzata da singoli donatori, cittadini, associazioni, ong, parrocchie ed enti sociali in genere che vogliono condividere o recuperare risorse alimentari per le fasce in difficoltà della popolazione. La novità è il web, la piattaforma permette tramite registrazione degli utenti la pubblicazione diretta del cibo offerto e la sua localizzazione a livello territoriale, qualsiasi donatore può offrire qualcosa inserendo la località di riferimento e l’ente/cittadino può prenotare la cesta alimentare a disposizione e gestire autonomamente la consegna/ritiro. Il sistema è unico in Italia e permetterà di coniugare la richiesta di prodotti agroalimentari per scopi umanitari con il recupero e la messa a disposizione del cibo a partire dal comune cittadino fino alla grande e piccola distribuzione e alle aziende agricole che vorranno offrire il loro surplus a scopi solidali. A chi si rivolge? Destinatari programma: cittadino con difficoltà socio-psico- economiche, derivate da perdita di lavoro, stato di abbandono, disoccupazione, patologie e fasce deboli non inserite nel mercato del lavoro come giovani, stranieri o donne in difficoltà, soggetti con problemi e situazioni familiari difficili.

Obiettivi: 
- Il programma IFS ha come obiettivo principale il riciclo e la messa a disposizione di quantità di cibo in scadenza in piccole e grandi quantità.
- Programmazione e gestione di cibo in scadenza presso privati e grande distribuzione.
- Lancio piattaforma web per gestione scambi di prodotti agroalimentari fra privati e/o grande distribuzione.
- Programmi di educazione al consumo responsabile equo e solidale (istituti scolastici, enti pubblici e privati)
- Attività di promozione e diffusione del programma Ifood sharing come modus vivendi e operandi del cittadino responsabile
- Corsi di formazione (settore diritti umani, globalizzazione, nuove migrazioni)
- Collaborazione e stage, centri di ricerca e Università (CEE-Italy- Africa)

da sinistra Francesco Perticone (socio fondatore) Elisabetta Di Benedetto (socio fondatore) Daniele Scivoli (Presidente e Fondatore di i food share in italia) Daniela Lirosi (socio fondatore)

da sinistra
Francesco Perticone (socio fondatore)
Elisabetta Di Benedetto (socio fondatore)
Daniele Scivoli (Presidente e Fondatore di i food share in italia)
Daniela Lirosi (socio fondatore)

Mission

I food share è cultura della solidarietà che si fonda sullo scambio solidale del bene primario, il cibo, fondamento dello sviluppo umano.

Il diritto all’alimentazione è un diritto di ogni essere umano come diritto inviolabile. I food share è condivisione, è partecipazione solidale nel settore dell’alimentazione umana.

Invito a partecipare all’Educational per gli operatori del settore MICE – 18-20 Aprile – Varese

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Invito a partecipare all’Educational per gli operatori del settore – 18-20 Aprile – Varese.

La destinazione congressuale Lago Maggiore nell’ambito nell’ambito del progetto di cooperazione transfrontaliera Italia – Svizzera “Lago Maggiore Meeting Industry: Green Meeting by the blue-waters’ lake” sta organizzando dal 18-20 Aprile un educational nel territorio in provincia di Varese.

L’iniziativa coinvolge gli enti di promozione turistica dell’area che si affaccia sul Lago Maggiore, il Lago d’Orta, Novara ed il territorio di Varese e Locarno ed è rivolta ad operatori – agenzie, meeting planner, organizzatori di eventi e viaggi incentive, aziende – italiani

I partecipanti all’evento soggiorneranno a Varese e nei 3 giorni dell’educational visiteranno il territorio e le strutture nelle provincia varesina.

I buyer avranno modo di conoscere l’offerta di tutta la destinazione durante il workshop di venerdì 19 aprile presso il Centro Congressi Ville Ponti di Varese, dove incontreranno gli operatori del settore congressuale della destinazione “Lago Maggiore Meeting Industry” provenienti dalle province di Varese, Novara, Verbano Cusio Ossola e Canton Ticino.

Nel restante tempo a disposizione, saranno organizzate attività leisure e momenti di intrattenimento e di svago per tutti gli ospiti.

Chi fosse interessato a partecipare o ad avere maggiori informazioni può contattare Varese Convention & Visitors Bureau all’indirizzo congressi@vareseturismo.it oppure la Camera di Commercio del Verbano Cusio Ossola all’indirizzo promozione@vb.camcom.it

 

Nasce Ambienteinrete.it: la community della green economy Conviene all’ambiente, conviene alla tua azienda

ambienteinrete_homeE’ da oggi on line AmbienteinRete.it, il portale in cui scoprire tutte le aziende, le realtà virtuose e le possibili scelte che rendono la nostra casa e la nostra quotidianità davvero sostenibile. Ambiente in Rete è una start up finanziata dalla Regione Sardegna, nata dalla volontà di mettere in rete le realtà economiche e sociali del settore della green economy, contribuendo così ad agevolare il percorso di acquisto della gente comune e il contatto tra aziende, cittadini e amministrazioni. L’idea nasce dalla constatazione che per rendere il futuro davvero sostenibile occorre diffondere conoscenze e metodologie, condividere esperienze e know how e farli diventare patromonio di tutti.

Ambiente in Rete è la risposta a questa sfida e si prefigge di coinvolgere gli enti pubblici e privati, le aziende del settore e i cittadini nella creazione di una rete integrata in cui possano comunicare e conoscersi. Oltre a proporre notizie, approfondimenti e segnalazioni di bandi o corsi, AmbienteinRete.it funziona come un grande motore di ricerca, mettendo in contatto gli utenti che cercano sul web informazioni su energie rinnovabili, bioedilizia, cosmesi, turismo sostenibile o alimentazione e le aziende che possono fornirgli il servizio o il prodotto di cui necessitano.

Entrando a far parte della rete si potrà infatti avere a disposizione una dettagliata scheda informativa che sarà visibile a chiunque visiti il sito (cittadini, PA, altre aziende) e verrà richiamata ogni qual volta l’utente leggerà un articolo o sfoglierà un bando attinente alle attività di quell’azienda. Il servizio è gratuito e per iscriversi al portale bastano davvero pochi minuti: occorre semplicemente compilare il form (http://www.ambienteinrete.it/iscrivi-la-tua-azienda.html) avendo cura di descrivere nel dettaglio le attività e l’area d’intervento della propria azienda, in modo che l’utente possa trovarla più facilmente. Immediatamente si entrerà a far parte della rete e si potrà iniziare a dialogare e collaborare con le altre aziende presenti o con le pubbliche amministrazioni che ricercano fornitori verdi per i loro acquisti pubblici, il tutto nell’ottica della costruzione di una filiera realmente e interamente eco-compatibile. Attraverso il portale Ambiente in Rete verrete accompagnati, passo dopo passo, verso una scelta di vita più sostenibile e pratiche di acquisto consapevole, sia che siate un Comune, sia che siate un semplice cittadino o un’azienda.

Tantissime aziende hanno già scelto di aderire a questo progetto: per entrarne a far parte si può visitare il sito http://www.ambienteinrete.it o inviare una mail a info@ambienteinrete.it.

LA GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA 2013

Articolo a cura di Petra Scanferla
(Consorzio Venezia Ricerche, partner di WATER FOOTPRINT NETWORK)

world water dayIn media oggi ogni abitante del pianeta consuma il doppio di acqua rispetto all’inizio del 1900, globalmente il consumo mondiale di acqua è circa decuplicato e con lo stesso trend l’acqua disponibile è stata inquinata e necessiterebbe di trattamenti per la sua potabilizzazione. La principale fonte di vita dell’umanità si sta trasformando in una risorsa strategica vitale che deve perciò essere gestita in maniera sostenibile. Come ogni anno il 22 marzo si celebra la giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite (ONU) nel 1992 quale risultato della Conferenza di Rio nell’ambito della quale è emersa l’importanza prioritaria di attuare politiche più sostenibili nell’ambito della gestione della risorsa idrica. Secondo un report della UN Water dell’ONU, circa 700 milioni di persone in 43 paesi sono colpiti dalla scarsità d’acqua e le prospettive future non sono rassicuranti. E’ previsto infatti che, nel 2025, più del 60% della popolazione mondiale potrebbero vivere in condizioni di ridotto accesso all’acqua. La giornata mondiale dell’acqua del 2013, sarà dedicata al tema della cooperazione internazionale con l’obbiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza circa la necessità di incrementare gli sforzi soprattutto riguardo ai temi dell’accesso all’acqua, della sua allocazione e dei servizi connessi. Il problema infatti interessa tutti, oggi la possibilità di aumentare le forniture di acqua ha praticamente raggiunto la soglia in molte regioni, anche in Europa. Quello che ne consegue è che è necessario integrare l’owaterfootprintfferta con una migliore gestione della domanda e soprattutto una riduzione del consumo complessivo. Anche nazioni sviluppate come l’Italia soffrono di crisi idriche. Nel nostro Paese tale fenomeno oggi, anche a causa dei cambiamenti climatici in atto, è sempre più frequente non solo al Sud ma anche al Nord dove, ad esempio, nel 2012 ha colpito una regione come il Veneto, da sempre conosciuta per la sua ricchezza d’acqua. Affianco ai cambiamenti climatici che stanno portando a modificazioni anche significative delle componenti del ciclo idrogeologico quali: scioglimenti diffuso dei ghiacciai ed innalzamento del livello medio mare, durata minore ma più intensa delle piogge, aumento dell’evapotraspirazione e dell’irrigazione e impoverimento delle falde acquifere, altri fattori quali il costante innalzamento del tasso di inquinamento delle falde e la continua crescita dei consumi per la produzione delle merci, ovvero l’acqua virtuale (concetto introdotto dal Prof. John Anthony Allan negli anni ’90), rischiano di rendere in molti paesi l’acqua una risorsa inaccessibile. Sono circa 3800 i chilometri cubi di acqua dolce che vengono prelevati ogni anno a livello globale, ma dato che entro il 2025, secondo le stime, vi sarà un miliardo di bocche in più da sfamare, la sola agricoltura richiederà altri 1000 chilometri cubi di acqua all’anno, ossia l’equivalente della portata di 20 fiumi delle dimensioni del Nilo. Usiamo infatti molta acqua per bere, cucinare e lavare, ma ancor più per produrre cibo, carta, vestiti in cotone, etc. Per comprendere tale fondamentale aspetto oggi abbiamo a disposizione un indicatore chiamato “Impronta Idrica” (ovvero Water Footprint in inglese) introdotto dal prof. Arjen Hoekstra nel 2002 e fondatore del Water Footprint Network, che consente di calcolare l’uso di acqua, prendendo in considerazione sia l’utilizzo diretto che quello indiretto del consumatore o del produttore nell’ambito di un processo valutativo in grado di individuare sprechi e inefficienze e di promuovere attività di miglioramento nella gestione di questa preziosa risorsa. L’impronta idrica di una nazione, di una impresa o di un individuo è definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati nell’ambito di quella nazione, azienda o da quell’individuo. Attraverso il concetto di impronta idrica possiamo scoprire in che misura anche le nostre scelte alimentari incidano sulle risorse idriche locali e mondiali e come, aumentando la nostra consapevolezza e rendendo più virtuose le nostre abitudini con gesti semplici, possiamo farci promotori del cambiamento. Per esempio, una lattina di cola contiene 0,35 litri di acqua ma solo lo zucchero in essa contenuto richiede una media di 200 litri per essere coltivato e quindi raffinato. Allo stesso modo sono necessari 2.900 litri di acqua per produrre una camicia di cotone e 8.000 litri per ottenere una paio di scarpe in cuoio, che corrispondono alla quantità di acqua necessaria ad allevare la mucca da cui il cuoio proviene e ultimarne il processo di lavorazione fino al prodotto finito.

Tutti possono contribuire, oggi nella giornata mondiale dell’acqua come nel resto dell’anno, informandosi sul concetto di impronta idrica, sulle ricadute dei singoli comportamenti ed attivandosi direttamente mediante azioni di facile applicazione per un consumo più razionale della risorsa acqua (verificando anche il decalogo per risparmiare acqua del vostro Comune o ente gestore).

Affianco all’impegno dei cittadini vi è poi quello delle istituzioni volte ad individuare strategie politiche ed economiche in chiave di sostenibilità e delle università e centri di ricerca che con l’innovazione devono trovare soluzioni sempre innovative per il miglioramento della gestione della risorsa idrica.

Realtà quali il Consorzio Venezia Ricerche, partner di Water Footprint Network, che da anni si impegna a promuovere l’utilizzo e lo stesso sviluppo dell’Impronta idrica e soprattutto a sviluppare soluzioni all’avanguardia rivolte al risparmio, al recupero e riuso dell’acqua in ambito produttivo.

 

Digitale e green: una relazione virtuosa da sviluppare a livello aziendale Corso di formazione AISM sul tema il 24 Aprile

prova3I valori della sostenibilità si prestano a essere comunicati con grande efficacia attraverso il digitale, diventato ormai un mezzo strategico per tutte le aziende green. Proprio su questo tema si concentrerà la giornata di Formazione sul Green Marketing organizzata da AISM che si terrà il 24 aprile 2013, dal titolo la Comunicazione Digitale nella Green Economy.
Secondo un recente studio (SWI-Wizness Social Media Sustainability Index) le aziende sono sempre più consapevoli dell’importanza di scegliere lo strumento giusto per comunicare il proprio impegno green. Per le sue caratteristiche e per i suoi valori fondanti il web si presta particolarmente bene a questo tipo di comunicazione: orizzontale, aperto e trasparente, è infatti il luogo ideale dove promuovere valori di sostenibilità e CSR.
All’interno di questo scenario ormai consolidato emergono però anche nuove esperienze e pratiche. Se infatti, fino a poco tempo fa, erano le campagne massive e limitate nel tempo a prevalere, oggi la mentalità è cambiata.
Sono sempre più numerose le aziende che hanno compreso la necessità di un’azione più costante per acquisire la credibilità necessaria e per tessere rapporti profondi con le persone.
Due sono le strade seguite a questo proposito. Da un lato, consolidare la presenza sui social network. Di fronte a una comunità online sempre più consapevole e informata, essere disposti al confronto e al dialogo diventa un elemento fondamentale per acquisire una buona reputazione aziendale. Le persone non sono più passive fruitrici di informazioni, ma sempre più spesso desiderano ottenere chiarimenti e rassicurazioni da parte delle aziende. A questa nuova dinamica hanno contribuito in maniera determinante anche numerose ONG che, negli anni passati, sono riuscite a evidenziare con efficacia casi di greenwashing o politiche aziendali poco trasparenti.
Dall’altro lato, cresce anche la tendenza a uno storytelling continuativo. Si moltiplicano i blog e i magazine tematici, luoghi dove intercettare chi è interessato ai temi dell’ambiente e della green economy. Infine, sempre più spesso vengono messe in rete informazioni dettagliate sulle politiche ambientali e sociali intraprese dall’azienda. Sta crescendo la consapevolezza che una solida reputazione si costruisce nella quotidianità, aprendosi all’interazione con i vari stakeholder e mostrando disponibilità a un confronto sostanziale e non solo formale.
Ad approfondire questi e altri temi temi sarà Massimo Giordani, coordinatore del Dipartimento di Marketing Turistico e Territoriale e Membro del Dipartimento di Green Marketing AISM. Docente presso l’Università di Torino, svolge attività di ricerca e divulgazione.
La giornata di formazione è rivolta a imprenditori, responsabili di CSR e marketing e a tutti coloro che desiderano acquisire gli strumenti per utilizzare il mondo digitale nel modo più efficace per la comunicazione aziendale

Per informazioni info@aism.org

Green wedding: il matrimonio all’insegna della sostenibilità

green weddingOltre a rappresentare la promessa di una vita insieme, il matrimonio può diventare anche l’occasione di mostrare alla nostra famiglia e ai nostri amici quali sono i valori in cui crediamo. A partire dall’etica e dalla sostenibilità.
Sono sempre di più le proposte per chi intende organizzare un matrimonio a basso impatto ambientale e sociale.
Come ogni cerimonia, infatti, anche il matrimonio ha dei costi in termini ambientali. Vediamo come è possibile ridurli senza rinunciare alla festosità e alla gioia che devono caratterizzare questa giornata.

L’abito, fra sostenibilità e riuso
Scegliere il vestito giusto per il grande giorno è un’operazione impegnativa e importante. Proprio perché spesso si dedica molto tempo alla selezione del modello, vale la pena di prendere in considerazione alcune alternative. Difficilmente le spose sono attratte dall’ipotesi di noleggiare un abito o di condividerlo con altre persone. La rivisitazione di un abito vintage custodito negli armadi di famiglia potrebbe potrebbe rivelarsi più entusiasmante del previsto.

Se invece si desidera qualcosa di unico, oggi esiste la possibilità di rivolgersi ad atelier che realizzano abiti su misura in materiali ecocompatibili. Fra questi, la stilista Caroline Lindenlaub e l’atelier toscano Alta Rosa. Quest’ultimo controlla tutta la filiera dell’abito: dalla coltivazione della pianta di cotone al prodotto finito.
Più in generale, un buon consiglio potrebbe essere quello di scegliere un abito che possa essere riutilizzato in occasioni future. Magari rivisitandolo e passando dal bianco nuziale a un altro colore.

Inviti e bomboniere
Non è raro partecipare a ricevimenti in cui gli ospiti rinunciano a inviti e bomboniere “tradizionali” in favore di soluzioni più ecocompatibili.
Se i nostri invitati sono ancora poco digitali e desideriamo lasciare una traccia tangibile del vostro matrimonio, una buona scelta può essere quella di partecipazioni in carta riciclata e stampate con inchiostro di soia, che non danneggia l’ambiente.
Per le bomboniere, le soluzioni sostenibili non mancano: da quelle del commercio equo ai siti specializzati, è possibile proporre oggetti che non inquinano e non determinano impatti sociali negativi.
Un’altra possibilità potrebbe essere quella di devolvere la cifra che si sarebbe destinata alle bomboniere a una Ong.

Un ricevimento coi fiocchi
Parola d’ordine: basta con gli sprechi. Meglio organizzare un ricevimento ben curato ma non eccessivo che essere costretti a gettare via del cibo. Per diminuire l’impatto ambientale, privilegiamo per il buffet prodotti di stagione e a chilometro zero: ne guadagneremo anche nella bontà delle pietanze.
Partendo dallo stesso concetto ricordiamoci di decorare la tavola, la sala e la chiesa solo ed esclusivamente con piante di stagione, che potranno poi essere regalate, anziché con fiori esotici provenienti da lontano. L’alternativa più eco rimane quella delle decorazioni di carta…rigorosamente riciclata!

Organizzare un matrimonio green non è poi così diverso da organizzare un matrimonio tradizionale: in entrambi i casi, infatti, occorre valutare diverse ipotesi, analizzando pro e contro di ciascuna alternativa. Con la differenza che un matrimonio ecosostenibile non sarà un gran giorno soltanto per chi si sposa e per gli ospiti, ma anche per l’ambiente.